Arrampicare sulla Parete di Flop 

Il presente testo è stato relazionato a cura della Guida Alpina Mario Di Gallo

Posizione e conformazione della parete

È il settore di parete compatta sottostante la Cima Nord Est, elevazione della cresta che sorge sopra la ex Malga Flop e culmina con la cima della Creta Grauzaria, afferente al gruppo Sernio - Grauzaria,  catena delle Alpi Carniche in comune di Moggio Udinese.

La parete appare “incuneata” tra il diedro Bulfoni (M. Buolfoni, G, D’Eredità, 11 maggio 1961) a sinistra (E) e la rampa della via della parete nord (G. De Lorenzi, O. Soravito, R. Stabile, 28 giugno 1948) a destra (O); quest’ultima, ascendente e obliqua da destra a sinistra, si congiunge alla prosecuzione del diedro Bulfoni. La parete è esposta a nord, presenta una macro struttura riassumibile in placche di roccia levigata nella parte inferiore, mentre in alto si articola in diedri, piccoli tetti e irregolari fessure, formati da solido calcare dolomitico. Questo settore è stato percorso da alcune interessanti vie di arrampicata con tutte le soste attrezzate con due spit o con catena per agevolare le calate a corda doppia; le protezioni sulle vie sono a spit, tradizionali e miste.

La base della parete è formata da un ripido canale in parte detritico e sbarrato a metà da grandi massi e in alto da un enorme blocco appoggiato alla parete formante una sorte di galleria. Il dislivello massimo della parete è di 190 m  con lo sviluppo della via più lunga, Piç par pole, di 200 m.

Coordinate: 46°28’24” N; 13°10’06” E; altitudine basale 1270 m.

Avvicinamento

La Parete di Flop è raggiungibile in circa 20 minuti dal Rifugio Grauzaria per un sentiero recentemente ripristinato che transita sotto le pareti della Creta Grauzaria, fino a incontrare gli stretti tornanti che salgono verso il Bivacco Feruglio.

Oppure partendo direttamente da Nanghez (parcheggio all’attacco del sentiero n. 437) e seguendo il comodo sentiero per il Rifugio Grauzaria. Dopo i ruderi della casera e il bosco di faggio di Flop si devia a sinistra per il sentierino diretto al Bivacco Feruglio (segnale indicatore) fin sotto le pareti nord della Creta Grauzaria, qui si piega a sinistra salendo alcuni stretti tornanti e traversando a destra nel canale detritico si raggiunge la base della parete. Un’ora dal parcheggio.

Discesa

La discesa dalle vie avviene in corda doppia utilizzando le soste attrezzate con due spit o con catena; sono consigliate due corde da 60 m.

Altro da sapere

La frequentazione è soltanto estiva e sono da preferire periodi di tempo asciutto; la collocazione della parete, esposata a nord e compresa tra alte pareti, la rende particolarmente adatta all’arrampicata nelle calde giornate estive.

Difficilmente si riscontano cordate sulla via della parete nord della Cima NE (via Soravito) che potrebbero smuovere pietre  dalla rampa che delimita il margine superiore della parete. In ogni caso è consigliato l’uso del casco da parte di tutti i frequentatori.

Le difficoltà sono espresse nella scala francese per le vie attrezzate a spit-fix, mentre le altre sono quotate con la scala UIAA; le difficoltà spaziano da un minimo di 4b o IV+ al 6a o VII- e sono meglio definite nelle relazioni.

Nonostante la presenza di attrezzature fisse (spit e chiodi) e la qualità della roccia, è richiesta agli arrampicatori una preparazione e un approccio di tipo “alpinistico”.

Le protezioni in posto sono meglio definite nelle singole relazioni, tuttavia, anche nel caso delle vie interamente attrezzate a spit, è consigliato dotarsi di dadi e  friend di misure da piccole a medie e cordini utili per eventuali integrazioni.

Gli Itinerari

1. Via della parete N alla Cima NE (Via Soravito)

Prima ascensione: Gino De Lorenzi, Oscar Soravito, Renzo Stabile, 28 giugno 1948.

Dislivello 500 m; diff. III e IV concentrare nei due terzi inferiori. 2-3 chiodi in parete.

Attacca per una rampa-fessura obliqua a destra, collocata pochi metri a destra dello Spigolo Sha; prosegue per un camino e percorre tutta la grande rampa verso sinistra fino al contatto con il grande diedro, prosecuzione verso l’alto del diedro Bulfoni. Continua poi per colatoi, brevi camini fino sulla cresta NE raggiungendo per quest’ultima la vetta della Cima NE.

2. Via dello Spigolo Sha (in onore ai pastori di malga Flop e in ricordo del tempo che fu)

Prima ascensione: Andrea e Mario Di Gallo, 4 luglio 2015.

Dislivello 90 m; difficoltà fino al 5c.  

L’attacco è collocato all’inizio del canale detritico, sotto l’evidente spigolo; il tracciato è logico e percorre la parete a buchi e superficiali fessure a 2 m di distanza dal filo dello spigolo.

L1: 30 m, 4b, 5a, 7 spit; L2: 35 m, 5a, 5b, 7 spit e un cordino; L3: 30 m, 5b, 5c, 7 spit.

Tempo: 2 ore.

Discesa lungo la via di salita, utilizzabile una corda da 70 m o due da 60 m.

3. Via Cargnelutti e Stefenatti

Prima ascensione documentata: Carlo Cargnelutti, Remigio Stefenatti, agosto 1983.

Dislivello 180 m, difficoltà IV, V. Via non attrezzata.

L’attacco è a destra della placca della via Flopland e segue il sistema di irregolari fessure che solcano la parete fino a uscire per il diedro finale di Flopland.

L’itinerario fu percorso anche da Marcello Bulfoni e compagni con deviazioni intorno agli anni ’60 quale variante di attacco alla via della parete N (via Soravito). In seguito Andrea Di Gallo e Raffaele Macor, il 19/7/2020 e 2/8/2020 (Supervariante Drino) attaccando per il primo tiro di Flopland hanno percorso un itinerario simile (sviluppo 270 m, passaggi fino al VI-, lasciati due chiodi e due cordini) raggiungendo l’ultima sosta della via Cjanos.

4. Via Flopland (la terra è di chi la coltiva)

Prima ascensione: Mario Di Gallo, Daniele Moroldo, 1° e 8 agosto  2010.

Dislivello 180 m; difficoltà massima un tratto 5c al penultimo tiro; salita interamente attrezzata a spit, compresi i punti di sosta distanti circa 30 m l’uno dall’altro; utili 10 rinvii, cordini, qualche friend piccolo.

Dal canale alla base della parete, presso un masso di roccia bianca, si sale sulle placche obliquamente a sinistra; si oltrepassa un diedro e in parete aperta si raggiunge una rampa.

Salire la rampa e proseguire direttamente in direzione del diedro, ben evidente, che termina sulla rampa della via Soravito (tratto in comune con la via Cargnelutti, Stefenatti del 1983).

Tempo: 3 ore.

Discesa: in corda doppia lungo la via di salita, consigliate due corde da 60 m che permettono di scendere con tre calate.

5. Via Piç par pole (è una questione di minuzie)

Prima ascensione: Andrea e Mario Di Gallo, Loris Cacitti, 5 settembre 2026.

Sviluppo 200 m; difficoltà: 5c/6a con difficoltà simili ma più sostenute della via Flopland.

È la via più lunga della parete che si svolge tra la Flopland a destra e la Pestons a sinistra che sfiora al terzo tiro. La roccia è sempre compatta e molto articolata anche nei tratti verticali. Interamente attrezzata a spit. Utili due corde da 60 m, 14 rinvii, cordini, eventualmente qualche friend piccolo per integrare le protezioni.

L’attacco è situato nel canale detritico sottostante la parete presso una rampa-fessura obliqua da destra a sinistra (cordino su clessidra artificiale).

L1. Salire in parete sopra la rampa seguendola in diagonale a sinistra, superare un diedro e raggiungere una rampa con qualche zolla erbosa (35 m; 4c, 5a; 8 sp).

L2. Salire direttamente per parete ben articolata, superato un piccolo strapiombo, si continua poi fino alla caratteristica cengia che cinge l’intera parete sostando presso un mugo (45 m; 5a, 5b; 14 sp).

L3. Salire per una fessura irregolare, il successivo diedro (ch. della via Pestons) e sotto il piccolo tetto traversare a destra per raggiungere uno spigolo (30 m; 5b, 5c/6a; 10 sp).

L4. Salire direttamente per un muro di roccia nera e per i successivi gradoni con zolle d’erba raggiungere un piccolo terrazzino (25 m; 5c, 5a; 8 sp; 5 m a destra passa la via Flopland).

L5. Superare la successiva paretina andando a sinistra, salire per rocce intercalate da zolle d’erba e superare una parete nera e verticale portandosi infine a sinistra su un’altra piccola cengia e sostando a sinistra dei grandi tetti sommitali (40 m; 5c, 4c, 5c/6a; 12 sp).

L6. Traversare 3 m a sinistra sulla cengia per poter salire e superare un piccolo strapiombo di roccia nera, obliquare leggermente a sinistra per raggiungere una costola, situata a destra di un ripido colatoio, che si segue fino a concludere la lunghezza nel colatoio stesso (35 m; 5c, 5b, 5c/6a; 10 sp).

Tempo di salita 3-4 ore.

Discesa con corda doppia (due corde da 60 m) lungo le prime due soste della via, poi lungo le soste della via Pestons, in 1 ora circa.

6. Via Pestons

Prima ascensione: Guido Nobile, Ippolito Picogna e Paolo Toscano, estate 1992.

Andrea e Mario Di Gallo, il 18 giugno 2023, hanno attrezzato le soste e completato gli ultimi due tiri fino al raccordo con la via Cjanos. Questa via ha anche un’uscita diretta: dal tetto all’inizio del quarto tiro sale direttamente per parete e diedri svasati fino a raggiungere e superare il colatoio verticale posto a sinistra della via precedente (non sono note le difficoltà e la chiodatura  è scarsa).

Sviluppo: 175 m; difficoltà: V, tratti di VI e un pass. VII-.

Bella e notevole salita dotata di buona chiodatura tradizionale, salvo l’ultimo tiro protetto con spit e terminante sulla penultima sosta della via Cjanòs, che si sviluppa su parete verticale e a tratti leggermente strapiombante.

L’attacco si raggiunge risalendo il canale detritico fin sotto un grande masso formante uno strapiombo (1 spit).

Tutte le soste sono dotate di due spit; utili friend vari (fino al 3BD) e cordini per atterzzare le soste.

Tempo 3-4 ore.

Discesa: avviene con due doppie da 60 m lungo la via Cjanòs (ancoraggi dotati di catena) in 1 ora circa.

E’ sconsigliato scendere in corda doppia lungo la via di salita a causa del percorso diagonale nella parte alta.

7. Via Cjanòs

Prima ascensione: Sergio “Cece” Boezio, Dino “Cai” Brollo, Valerio “Gorne” Fadi e Remigio Stefenatti, il 30 luglio 1989. Riattrezzata da Andrea e Mario Di Gallo, 28 maggio 2017.

Sviluppo di 150 m; difficoltà fino al 6a; utili corde da 60 m che agevolano il rientro in doppie; bastano 12 rinvii accompagnati da qualche cordino per le soste e qualche friend medio per integrare le protezioni.

Interessante ascensione dotata di protezioni miste, tutte le soste sono attrezzate con due spit, che segue un tratto di parete particolarmente compatta e non soggetta a ristagni di umidità.

Giunti vicino alle pareti nord salire per gli stretti tornanti a sinistra fino dove il sentiero spiana, qui si va a destra sopra un grande blocco appoggiato alla parete e si scende all’intaglio tra questo e la parete dove si trova l’attacco (spit di sosta); ore 1:20 dal parcheggio.

Tempo 3-4 ore.

Discesa: lungo la via di salita.

8. Diedro Bulfoni

Prima ascensione: Marcello Bulfoni, Gastone D’Eredità, 11 maggio 1961.

Dislivello 150 m; difficoltà dal IV al VI+ o A1.

Salita che richiede tecniche di arrampicata in diedro e camino su roccia solida nel primo tiro, poi l’arrampicata diviene meno sicura a causa della roccia e della chiodatura precaria sullo strapiombo del terzo tiro. Presenti in parete una dozzina di chiodi, utili chiodi per rinforzare le soste, dadi e friend anche grandi per integrare le protezioni.

Attacco come per la via precedente: sopra il grande blocco si origina il diedro che indica la direttiva della salita.

Salire per l’evidente fessura di fondo del diedro, evitare a destra uno strapiombo e proseguire per la fessura fino alla sosta con sasso incastrato (45 m; IV, V+; 3 ch.).

Proseguire per la fessura-camino di sinistra portandosi per rocce fratturate alla base di una parete gialla con strapiombi presso una sosta con sasso incastrato con cordino e un chiodo (40 m; IV, IV+).

Salire a destra per una breve rampa, una fessura strapiombante, una placca liscia e il successivo strapiombo (vari chiodi malfermi) cui segue un canale-camino all’interno del quale si sosta (55 m; IV, V+, VI+, poi IV; numerosi chiodi e un vecchio moschettone che indicano l’apertura del tratto strapiombante in artificiale A1).

Proseguire per la parete a destra del camino fino a trovare, traversando a destra per una cengia poco marcata, uno spuntone con cordino; scendere obliquando a destra per 5-6 m  fino all’ultima sosta con catena della via Cjanos (40 m; IV, III).

Tempo 2-3 ore.

È possibile scendere in doppia lungo la via Cjanos su soste sicure. È sconsigliata la discesa lungo la via di salita.